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mercoledì 29 maggio 2013

RECENSIONE: "Gabriel's Inferno. Tentazione e Castigo"

"Gabriel's Inferno. Tentazione e Castigo" di Sylvain Reynard:

Gabriel è perso nell’inferno del suo passato
Julia è prigioniera nel purgatorio del suo presente
Insieme troveranno la strada per il paradiso…
COVER ORIGINALE

È uno stimato professore universitario, un’autorità negli studi danteschi. Eppure, dietro quella maschera di affascinante uomo di successo, Gabriel Emerson nasconde un animo inquieto: i demoni del passato non gli danno tregua, sebbene cerchi di placarli cedendo a ogni tentazione, alla lussuria più sfrenata, ai giochi di potere, alle pratiche sessuali estreme. Poi, d’un tratto, nella sua vita arriva Julia, una giovane e ingenua studentessa. A Gabriel basta uno sguardo per rendersi conto che quella donna potrebbe davvero salvarlo, guarendo le sue ferite. Ma Gabriel ha paura. Proprio come Dante, Gabriel è circondato da una selva di rimpianti e di peccati inconfessabili. Sarà capace di abbandonare la strada dell’eccesso e di dedicarsi totalmente a un’unica donna, oppure il suo lato oscuro prenderà il sopravvento, impedendogli di amare persino la sua Beatrice? 

Raffinato, romantico e audace, Gabriel’s Inferno unisce passioni travolgenti e dolorosi segreti, fantasie erotiche e intense emozioni, dando vita a una grande storia d’amore che ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo.

Cosa penso:
Quando si dice “seguire la tendenza”, “cavalcare l’onda”, “andare a passo con i tempi”, “fin che la barca va… lasciala andare”… - mmm… quest’ultima è al quanto discutibile - be’, mai detti sono stati più veri di questi, se in riferimento al genere che va per la maggiore ultimamente: il genere erotico.
Se in passato spopolavano vampiri liceali con un secolo di verginità alle spalle e ultra brillantinosi alla luce del sole, licantropi con il testosterone a mille e svariate e svariate Bella Swan di vario genere, adesso sono stati surclassati da questo genere, di riferimento ad un pubblico più adulto ma nato come fan fiction della suddetta serie - come non dimenticare il boom dell’anno scorso delle “Cinquanta Sfumature”, serie che ha aperto le danze ad una valanga di romanzi erotici approdati in Italia con una tale prepotenza tanto da far scandalizzare i moralisti e i ben pensanti.
Dalle Cinquanta Sfumature ne ho letti parecchi libri di questo genere, e chi più, chi meno, come trama si avvicinava alla serie della James.
Alcuni romanzi sono stati veramente penosi, per non dire disgustosi, letture lasciate in sospeso.
Altri sono stati assurdi, altri ancora pesanti.
Ma tutti avevano un unico punto in comune, a parte il tema trattato: protagonisti con passati oscuri alle spalle, per di più il protagonista maschile, che trovavano la loro ancora di salvezza spesso in ragazze anonime che si sentivano nullità e al quanto cozze ma che in realtà non avevano nulla né di inutile, né di cozza.
Il libro di cui sto per parlarvi si annovera anch’esso tra gli erotici. Un libro altalenante, che mi ha portato ad avere pareri contrastanti durante l’intera lettura.

“Gabriel’s Inferno. Tentazione e Castigo”, è il primo libro della serie “Gabriel’s Inferno” di Sylvain Reynard e non è da meno, come trama e supercomplessità mentali dei protagonisti, rispetto alle altre serie che ci sono già in giro.
Infatti… narra la storia di un professore universitario specializzato in Dante, Gabriel Emerson, “complessato a più non posso, indossa una maschera di giorno di perfetto e rispettato professore, per poi buttarla di notte e trasformarsi nella dissolutezza in persona...”, e di una specializzanda in Dante, Julia Mitchell, “che nonostante sia anonima, guarda caso fa svalvolare il composto di giorno - ma non tanto di notte - professor Gabriel facendo sì che si innamori perdutamente di lei e divenendo così la sua arma di redenzione...”.
Però, “Gabriel’s Inferno”, si discosta decisamente dal resto degli erotici: prima fra tutti non è inframmezzato una pagina sì e una no da scene di sesso acrobatiche e allucinanti, niente fruste e frustini, niente spacconate alla Mr. Grey.
L’unica scena di sesso la ritroviamo solo alla fine, e non è sesso anonimo o valvola di sfogo, ma l’unione più pura e normale che ci possa essere fra un uomo e una donna che si amano: Gabriel e Julia fanno semplicemente l’amore.
Inoltre rispetto agli altri libri non è per nulla volgare – come non dimenticare il linguaggio osceno di Eva Tramell, protagonista della serie Crossfire Trilogy di Sylvia Day – anzi, l’ho trovato a tratti anche poetico.
Parola grossa, vero?
Be’, è così, invece.
I due si corteggiano citando Dante, facendo riferimenti alla storia impossibile tra Dante e Beatrice, ed è forse questa la parte più erotica del romanzo: il corteggiamento di Gabriel nei confronti di Julia, il fatto di non poter andare al di là dei baci e di qualche carezza perché il loro rapporto è proibito dal regolamento dell’università, ma la tensione sessuale tra i due è palpabile, concreta ma anche giusta e regala più di un batticuore e di sospiri a chi si ritrova a leggere delle loro tribolazioni amorose.

Se mi fossi dovuta basare solo sulla trama, allora avrei dato un punteggio pieno a questo romanzo.
Ma, c’è da considerare la forma, lo stile narrativo scelto, che in questo caso lascia un po’ discutere.
Soprattutto i dialoghi presenti in questo romanzo mi hanno fatto storcere un tantino le labbra: mi sono sembrati non tanto inutili, ma scarni, privi di sostanza o meglio dire mal congeniati.
Sembrava che fossero stati ideati da tutt’altra mente o meglio, stessa mente ma scritti da tutt’altra mano. Li ho trovati infantili, privi di quello stile che caratterizza invece la parte descrittiva del romanzo, che non fa una piega, soprattutto quando fa riferimento alle emozioni dei due protagonisti.
Non so se dipende dall’autore o è stato frutto di una traduzione sbagliata, ebbene, questo mi ha deluso, lasciandomi l’amaro in bocca.
I dialoghi sono la colonna portante di un bel libro… un romanzo non è fatto solo di descrizioni, un romanzo come si deve comunica con noi lettori e lo fa soprattutto attraverso i dialoghi… e se la loro sostanza, la loro anima, viene a mancare, ebbene la comunicazione arriva distorta o, peggio ancora,viene meno.

Questo il motivo delle tre stelle, il mezzo punto in più va alla trama che, se pur riprende i soliti cliché, ha una sua originalità.
Lo CONSIGLIO?
Certamente!!!
Se ne avete letto parecchi di libri di questo genere e siete sopravvissuti, “Gabriel’s Inferno” non sarà certo un problema per voi.
È inutile dire che è una lettura sconsigliata per chi di questo genere non ne vuole sentire parlare neanche pagato a peso d’oro…
… anche se, forse …

L'ho letto il... 16 Maggio 2013
GIUDIZIO: 1/2

lunedì 27 maggio 2013

RECENSIONE: "Fondente come il cioccolato"

"Fondente come il cioccolato" di Megan Hart:

L'ho incontrato in un negozio di dolciumi e lui ha fatto una battuta sul mio sacchetto di praline al cioccolato. Da allora non faccio altro che pensare a lui, sta diventando un'ossessione. Mi è capitato un sacco di volte di lasciarmi sedurre da uomini il cui unico pensiero era quello di fare sesso. Mi è capitato di andare a casa con loro, a volte, solo perché è piacevole desiderare ed essere desiderata,
COVER ORIGINALE
nonostante fossi consapevole che era tutta una finzione e che alla fine sarei stata delusa.

Io non mi scuso per chi sono o per cosa ho fatto a letto o fuori dal letto. Ho il mio lavoro, la mia casa e la mia vita, e per molto tempo non ho desiderato altro. Fino a Dan. Fino a ora.
Un romanzo intensamente erotico e, nello stesso tempo, di crescita personale. Un segreto dal passato contribuisce a rendere le pagine di questo libro intense e appassionate.

Cosa penso:
Leggendo “Fondente come il cioccolato”, ho capito una cosa: che scriva di rapimenti, di dilemmi familiari o di romanzi erotici, Megan Hart non è la scrittrice che fa per me e non perché non sia una scrittrice degna di farsi chiamare come tale - delle vere e proprie schiappe ce ne sono in giro e non si vergognano a definirsi SCRITTRICI, quando di scrittrici non hanno nulla, neanche una grammatica corretta -, non è per questo, la sua bravura va riconosciuta a livello oggettivo, non nego che sia una scrittrice che vale, il problema è che non riesco proprio a farmela piacere… è una sensazione a pelle, appena inizio a leggere i suoi romanzi, sin dalle prime pagine c’è qualcosa che me la fa quasi venire a noia, che mi rende la lettura pesante.
E non venite a chiedermi che cosa sia, perché in tutta sincerità ancora non l’ho capito neanch’io.

“Fondente come il cioccolato” è il secondo libro che leggo di quest’autrice – il primo è stato “Fragili e preziose”, romanzo di tutt’altro genere – e nonostante cambi totalmente genere, l’ho trovato ugualmente pesante e pomposo: troppo articolato, troppe introspezioni, troppe menate mentali e troppe menate mentali durante le varie, anzi svariate “sedute di sesso” che vengono descritte durante lo svolgersi della trama.
Insomma, va bene che la protagonista ha avuto un’adolescenza al quanto difficile, e mi va bene che il lettore lo venga a scoprire poco per volta, ma se questo svelarsi “poco alla volta” vuol dire ripetere sempre lo stesso concetto mentale aggiungendo un nuovo pezzo man mano che la storia procede e ogni qual volta Elle, la nostra protagonista, fa sesso, cioè ad ogni pagina o quasi, e no… questo non va bene per niente, stufa, annoia, fa sbuffare.
E poi, tutte le protagoniste di Megan Hart sono tutte delle pazze egocentriche, delle svasate, con passati terribili e con la prospettiva di futuri altrettanto poco idilliaci.
E che palle!!! E basta!!!
Signora, ma scrivi qualcosa di più distensivo…
Dai un po’ di tregua ai tuoi personaggi… falli rilassare… falli vivere serenamente… e non sfracassare i cosiddetti a noi poveri lettori con ‘ste storie, tristi, depressive e stressanti.
Sì, perché anche questa volta mi sono stressata non poco leggendo questo romanzo.
E anche i lieti fine fanno veramente penare: è un lieto fine che non è tanto lieto… insomma stressata dall’inizio alla fine e neanche all’ora ho potuto tirare un sospiro di sollievo…
E devo ammettere che forse è per questo che l’ho sentita una storia VERA.
Di storie del genere se ne sentono in giro e purtroppo è la realtà della nostra società… una realtà agghiacciante, ma una realtà che dobbiamo riconoscere e cambiare… impresa titanica.
Infanzie violate da persone che dovrebbero proteggere, l’omertà, il rifiuto di vedere i fatti così come sono, nascondere la testa sotto terra pur di non vedere la realtà che ci circonda.
Megan Hart descrive alla perfezione il baratro in cui si rischia di affondare – o in cui si è già affondati – per chi ha avuto un’infanzia spezzata.
E poi, quando finalmente si vede una via d’uscita, quando si arriva all’accettare quello che è stato, perdonando prima fra tutti se stessi e poi il proprio carnefice, l’autrice ci dice attraverso Elle forse la cosa più vera di tutte:
Non mi ritrovai a correre in un campo di margherite, mano nella mano con Dan. Non sentivo i violini quando lo baciavo. La mia vita non cambiò drasticamente, a dimostrazione che non serviva solo un cavaliere senza macchia e senza paura con un martello per rompere la torre di vetro e cambiare la vita della principessa imprigionata, per vivere per sempre felici e contenti.
Pero c’impegnammo per far funzionare il nostro rapporto, con sincerità e fiducia, cercando di essere onesti e fedeli, di ascoltarci a vicenda, di guardare al presente e al futuro invece di ripensare al passato.

Insomma, nella vita vera non è sempre facile trovare il lieto fine, non è così a portata di mano come ci propinano le più smielate storie d’amore… bisogna cercarlo, e poi con pazienza conquistarselo.

Obiettivamente parlando, non mi sento di dare un giudizio inferiore alle quattro stelle – se mi dovessi basare solo sui miei gusti ne darei tre a stento – devo essere obiettiva, scevra da qualsiasi pregiudizio e so per certo che la mia è l’unica voce stonata, perché “Fondente come il cioccolato” è un libro che piace o che piacerà, questo è un dato oggettivo e qui non ci piove.
È difficile, e altrettanto strano, per me dirlo, però certamente è una lettura CONSIGLIATA.

Un’ultima cosa…
Ma che minchia c’entra il titolo scelto per la versione italiana con la trama?
Che ci azzecca con quello originale?
Un titolo formato da una sola parola, “Dirty”, che racchiude in sé il vero significato dell’intero romanzo.
Se qualcuno dovesse risolvere questo arcano mistero e dare una risposta a questi miei interrogativi, gli sarei grata se me lo facesse sapere
.

L'ho letto il... 23 Maggio 2013
GIUDIZIO:

RECENSIONE: "In un letto di diamanti"

"In un letto di diamanti" di Nicola Marsh:

C’era qualcuno che cantava che i diamanti sono i migliori amici delle donne... È proprio vero! 
Ruby Seaborn, ha bisogno di soldi. 
COVER ORIGINALE
La catena di gioiellerie di famiglia sta avendo un crollo e l’unica che può risanare la situazione è Ruby. Lei è disposta a tutto, anche a scendere a patti con il diavolo in persona. Tanto il suo cuore è indistruttibile, proprio come le gemme preziose che lavora. Oppure no?
Jax Maroney ha bisogno di rifarsi una reputazione.
Bene, bene la sfuggente e granitica Ruby Seaborn ha una proposta da fargli. Se questo volesse dire riuscire a infi larsi nel suo letto, allora Jax non avrebbe nulla in contrario. I diamanti grezzi che lui estrae dalle sue miniere sarebbero un eccitante ornamento sul corpo invitante della ragazza.


Cosa penso:
A gran sorpresa, qualche giorno fa, eccomi recapitare a casa uno dei quattro libri che hanno inaugurato la nuova collana dell’Harlequin Mondadori, l’“Harmony Kiss”…
Colgo l’occasione per ringraziare di cuore la casa editrice per avermi omaggiato di questo romanzo… poche pagine sono bastate ad allentare lo stress di queste settimane frenetiche e, credetemi, è stato un gradito svago… insomma il libro si è dimostrato degno dello slogan che ha accompagnato l’inaugurazione dell’Harmony Kiss: “Romanzi freschi, dolci e maliziosi…”.
Il libro a cui mi riferisco è “In un letto di diamanti” di Nicola Marsh e, se si ovvia all’orrendo titolo che è stato scelto dalla casa editrice - perché non tradurre alla lettera il titolo originale, “Marrying the Enemy” con qualcosa del tipo Sposando il nemico o Sposarsi il nemico, non lo so. Ma c’è di peggio in giro, quindi consoliamoci… almeno il titolo scelto ha qualcosa a che fare con la trama –, è stata veramente una lettura piacevole, distensiva, rilassante e a tratti anche divertente.
Come parlarvi di un romanzo di poche pagine – neanche duecento – senza spolierarvi?
Domanda difficile…
Mmm… Vi basti sapere che “In un letto di diamanti”, è un romanzo che si legge in poche ore, e non fatevi ingannare dal fatto che sia breve.
Come si dice, “nella botte piccola ci sta il vino buono” o qualcosa di simile… ebbene, se pur nella sua brevità, “In un letto di diamanti” è un romanzo ricco di contenuti saputi condensare alla grande in poche pagine e dove nulla è stato lasciato in sospeso o irrisolto, con un finale ben congeniato e degno delle più belle storie d’amore, con il suo sudato “e vissero felici e contenti”.

È stata una lettura rilassante, non impegnativa, insomma quel che mi ci vuole in questo periodo frenetico della mia vita, una lettura che mi ha fatto sorridere e che mi ha messo di buon umore…
“In un letto di diamanti” è un romanzo che CONSIGLIO a chiunque voglia svagarsi un po’, a tutti coloro che hanno voglia di una lettura non impegnativa e a tutti coloro che hanno bisogno di rilassarsi e di passare delle ore tranquille.
Insomma, un romanzo da portare ovunque, anche a mare e da leggere sotto l’ombrellone…

L'ho letto il... 23 Maggio 2013
GIUDIZIO:

lunedì 15 aprile 2013

RECENSIONE IN ANTEPRIMA: "SOGNANDO PARK AVENUE"

"Sognando Park Avenue" di Tinsley Mortimer:

Bella, solare e spigliata, Minty Davenport è la tipica brava ragazza del Sud degli Stati Uniti. Ma la vita di provincia le è sempre stata stretta e, fin da piccola, ha sfogliato montagne di riviste di moda e di gossip, immaginando di vivere nella sfavillante New York – il cuore pulsante del mondo fashion –, di passeggiare lungo Park Avenue, di fare shopping nei negozi alla moda della 5th Avenue e di dormire al mitico Plaza Hotel. E, ora che il suo ragazzo le ha chiesto una maledetta «pausa di riflessione», lei ha deciso: è giunto il
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momento di provare a realizzare il suo sogno. Non appena si trasferisce a New York, grazie a una sua vecchia conoscenza dell’università Minty viene invitata a una cena di beneficenza e, all’improvviso, la sua vita diventa esattamente come l’aveva voluta: incantevole, frenetica, caotica e senza respiro. Infatti, in quell’occasione così esclusiva, i paparazzi la immortalano e le sue fotografie finiscono sulle prime pagine delle più importanti riviste di gossip, lanciandola come una nuova icona di stile. Nel giro di poco, il suo nome è sulla bocca di tutti, diventa l’assistente della PR più potente – e dispotica – di New York e conquista persino il cuore di Tripp, lo scapolo più desiderato della città. Ma dove risplende la luce, si nasconde anche l’ombra: quando iniziano a circolare strane voci su un oscuro segreto che riguarda Tripp, Minty capirà di dover scegliere che tipo di donna vuole davvero diventare… 

Cosa penso:
Romanzo leggero e senza alte pretese, “Sognando Park Avenue” approderà in Italia il prossimo 18 Aprile.
Ho letto questo romanzo nel giro di pochi giorni, avrei impiegato anche meno ma c’era un piccolo, piccolissimo particolare… era in eBook… già, quindi dovevo sottostare alle regole del mio delizioso tablet e smettere di leggere quando diceva lui e non io.
Togliendo queste piccole quisquilie, il romanzo delle Mortimer si legge con facilità… be’, forse con molta facilità.
E, passatemi il termine, è un romanzo accelerato, non c’è altro modo di definirlo.
Cosa voglio dire? Seguitemi e cercherò di spiegarvelo… almeno spero.

La protagonista Minty Davenport, subito dopo la laurea, approda nella Grande Mela, il suo grande sogno sin da quando all’età di sei anni la madre la portò con sé in vacanza a New York, a visitare la città, a pernottare nel grande e sfarzoso hotel Plaza, a fare compere nelle più scintillanti boutique alla moda.
Così all’età di ventitre anni si trasferisce a New York pronta a realizzare il suo sogno, fare carriera nell’ambito della moda… e quale città è più adatta allo scopo, se non New York?
E nell’arco di poco, pochissimo tempo , da Nessuno diventa quasi una celebrità, fotografata dai più famosi fotografi di gossip, nel giro di due giorni ha un lavoro come collaboratrice di una famosa p.r. e nelle “vippose” (termine or ora da me coniato che sta per “piene di vip”) e “sciccose” festività montane, si imbatte in Tripp e qualcosa, lo scapolo più desiderato della città, nonché sua vecchia fiamma…

Bene in sostanza questo è tutto quello che vi è dato sapere, andiamo a noi…
Ho definito questo libro ACCELERATO perché tutto avviene troppo in fretta: da quando Minty si trasferisce a New York a quando comincia a diventare qualcuno passano pochi giorni, in pagine, due o al massimo tre, a circa metà libro – e non ci vuole poi tanto per arrivarci – lei diventa una delle “socilite” più ricercate e più fotografate di New York, in tempi temporali circa due mesi dopo essersi trasferita a New York e negli stessi tempi – sia temporali sia di narrazione – sta per sposare lo scapolo più ambito e più altolocato (o quasi) di New York… e poi tanto altro nel giro di poco e niente tanto da risultare un tantino irreale, illogico e fastidioso.
Infine, il finale altrettanto accelerato quanto il resto della narrazione.
Insomma mi sono ritrovata a pensare ma è finito? Finisce così? Dai non scherziamo… dov’è il resto del libro? E soprattutto… che fine ha fatto il chiwawa?
A un certo punto della storia entra in gioco anche un chiwawa poi del tutto dimenticato dopo un capitolo…
E poi, il romanzo pecca di originalità.
Un certo sentore lo dovevo avere visto che viene presentato così:
"PER CHI ADORA
LO STILE ORIGINALE DI CARRIE IN
SEX AND THE CITY"…
E guarda caso c’è molto che fa ricordare il mondo di Carrie e compagne…
"PER CHI SOGNA
DI DIVENTARE RAFFINATA COME ANDY IN
IL DIAVOLO VESTE PRADA"…
Toh… guarda caso in certe scene mi ritrovavo a pensare che non so come ad un certo punto e non si sa in quale realtà parallela avevo sostituito il libro della Mortimer con quello Weisberger… impossibile!!!
E poi, aggiungo io, c’è anche un tantino di Kinsella e della serie I love shopping in questo romanzo.
Insomma un minestrone riassuntivo e al quanto striminzito delle grandi serie che negli anni passati hanno spopolato sui nostri scaffali.
Mettiamola così: che l’autrice abbia “preso spunto” potrebbe anche andare bene…
Ma il fatto che leggendo avevo la sensazione di essere messa in modalità “ff” - FAST FORWARD Avanti veloce – be’ questo mi ha dato fastidio.
Nella mia esperienza di lettrice onnivora-compulsiva ho avvertito più reali situazioni veramente irreali che questa vita super fortunata di Minty… insomma non si può!!! e più di una volta mi sono ritrovata a sbuffare, mi è andato quasi a noia.

Ho dato tre stelle, ed è quasi un complimento, perché è un romanzo per l’appunto “COSI’ COSI’”, né più né meno…

L'ho letto il... 8 Aprile 2013
GIUDIZIO:

martedì 9 aprile 2013

RECENSIONE IN ANTEPRIMA: LA CITTA' DI SABBIA

"La città di sabbia" di Laini Taylor:

 Oltre i confini della Terra, in un luogo effimero e invisibile, due giovani creature, un guerriero serafino e una chimera si sono incontrati e tra di loro è nato un amore impossibile. Le loro due razze infatti, nemiche da secoli, sono in guerra, e tentano di distruggersi a vicenda in una spirale di vendette e sacrifici. I due ragazzi però hanno un sogno, portare la pace e la serenità tra i loro due popoli e vivere il loro amore senza l’ombra del pericolo e della segretezza. Ma il destino non sarà misericordioso per questi due amanti sfortunati, che verranno scoperti e condannati a morte.
COVER ORIGINALE

Akiva riuscirà a fuggire e mettersi in salvo, mentre Karou verrà giustiziata, ma grazie al suo padre adottivo, un resuscitatore, la sua anima verrà trasmigrata in un corpo umano. Ma Karou non potrà per sempre nascondersi dalla sua vera identità e quando scoprirà tutto sul suo passato sarà anche il momento di ritrovare Akiva e continuare ciò che avevano iniziato insieme. Riusciranno a costruire un dialogo di pace tra i due nemici e scongiurare un conflitto che potrebbe distruggere le loro vite e il loro mondo? 

Cosa penso:
“Tanto tempo fa un angelo e un diavolo strinsero tra le mani un osso del desiderio.
E il suo schianto spaccò il mondo in due…”
Continua la magia che Laini Taylor ha saputo infondere ne La chimera di Praga.
Se il primo libro della serie mi era piaciuto parecchio – entrato di diritto tra le più belle letture del 2012 - La città di sabbia è andata al di là delle mie aspettative, superando di gran lunga il piacere che mi aveva dato La chimera di Praga e regalandomi giorni di vero e proprio svago letterario così come pochi libri sanno fare.
Prima di andare alla recensione vera e propria, vorrei spezzare una lancia a favore della casa editrice e della scelta grafica che ha fatto per la cover.
Non dico che le cover italiane siano più belle di quelle originali, ma dico che a modo loro siano azzeccate tanto quanto quelle americane, sia per la scelta dei colori, il blu che predomina ne La chimera di Praga - un po’ il colore che associo a Praga, questa città del mistero e della magia e se volete anche un tantino lugubre, il blu che associo al freddo di questa città e anche il colore che associo ai ricordi, infondo buona parte de La chimera di Praga si svolge nel passato o meglio nei ricordi di Akiva e Karou nel momento in cui spezzano l’osso del desiderio – e questo giallo ocra de La città di sabbia a sottolineare il cambio repentino di città: dalla fredda e calma Praga al caldo e al caotico Marocco.
Infine, anche la scelta dei titoli, se pur stravolti totalmente, non stona affatto con il contenuto di entrambi i libri.
Detto questo, non mi resta che augurarvi una buona lettura e farvi conoscere la storia de La città di sabbia così come l’ho percepita io… tranquilli niente spolier…

La magia e il mistero di Praga, adesso sono stati sostituiti da uno scenario che in un certo qual modo ha anche il suo fascino, la Kasbah del Marocco: una cittadella misteriosa che nasconde tra le sue mura diroccate un grande segreto.
“Sacerdotessa di un castello di sabbia, in una terra di polvere e luce di stelle”
Tra le stanze fatiscenti della Kasbah si aggirano dei mostri, dei diavoli, le chimere e tra loro una ragazza dai profondi occhi neri e dai capelli di un incredibile blu pavone, che in una stanza privata infonde l’anima a dei corpi da lei creati, con fattezze mostruose e con la forza di un intero esercito…
Karou è tornata tra la sua gente, le chimere, con la speranza che la Guerra tra Angeli e Chimere, iniziata secoli prima e che ha portato con sé sangue e distruzione, possa avere finalmente fine… quella stessa guerra che le ha portato via il suo mentore, l’unica famiglia che avesse mai conosciuto, Sulphurus, il mercante di denti, il resuscitatore, ucciso dall’angelo di cui si innamorò in una vita passata, di cui si è innamorata adesso, lo stesso angelo con cui sperava di porre fine alla guerra, iniziando un mondo di pace e di serenità, un mondo dove magari il loro amore sarebbe stato possibile, dove un Angelo e un Diavolo si sarebbero potuti innamorare e il loro amore sarebbe stato l’inizio di una grande Speranza.
Ma la speranza viene spezzata, il loro amore impossibile scoperto e poi giustiziato e allora l’angelo si trasformerà in demonio, accecato dal dolore e dalla rabbia diventerà implacabile e scatenerà la sua ira sulle bestie... La Sventura delle Bestie.
Ma la Speranza è stata solo spezzata e non distrutta e in quella fatiscente Città di Sabbia si ricostruirà, si fortificherà e alimenterà il sogno di una vita passata, il sogno che accomuna orami da secoli due popoli…
“Figlia del mio cuore. Doppiamente figlia mia gioia.
Il mio sogno è il tuo sogno, il tuo nome è realtà.
Tu sei tutta la nostra Speranza”
Anche questa volta Laini Taylor è riuscita nell’impresa difficile di infondere ai suoi personaggi una loro “anima”, una loro umanità, a rendere le parole non più carta stampata ma qualcosa di vivo e tangibile che ci parla e ci narra di una storia incredibile fatta di mistero e magia, di amori impossibili e di creature mitologiche e che ci accompagna attraverso mondi reali e fantastici.
Anche questa volta sono rimasta incantata dai suoni che sentivo, dagli odori che avvertivo e dalle immagini che vedevo grazie alla forza evocativa di quelle parole.
E rileggendo alcune parti, quelle che più mi hanno colpito, tutt’ora a distanza di un giorno dal termine della lettura, sento, vedo e tocco quel mondo irreale ma che per pochi giorni è stato per me così tangibile e reale tanto da farmi sentire ancora una volta triste e “orfana” di quegli amici che ho ritrovato e di altri nuovi che ho incontrato e che a malincuore ho dovuto salutare nuovamente con la promessa di un prossimo incontro.

Nel CONSIGLIARVI a gran voce la lettura de La città di sabbia vi lascio con le ultime frasi del libro…
[…] Non è come sarebbe potuto essere. Loro non sono fianco a fianco come avevano immaginato un tempo. Non sono esultanti e non hanno più la sensazione di essere strumenti di un qualche grandioso proposito. Sono creature che si attaccano alla vita con mani macchiate. C’è talmente tanto fra loro, tutti i vivi e tutti i morti, ma per un attimo ogni cosa svanisce e la miccia brucia più intensa e vicina, tanto che Karou e Akiva hanno quasi la sensazione di toccarsi.
Domani daranno inizio all’apocalisse.
Stanotte si concedono di guardarsi l’un l’altra almeno per un po’.
Continua…

L'ho letto il... 3 Aprile 2013
GIUDIZIO: 1/2

sabato 30 marzo 2013

RECENSIONE: "HYBRID. QUEL CHE RESTA DI ME"

"Hybrid. Quel che resta di me" di Kat Zhang:

NON DOVREI PIU’ ESISTERE MA SONO ANCORA QUI.In un mondo alternativo, ogni persona nasce con due diverse personalità, due anime. Con il passare del tempo, in modo naturale, l’anima dominante prende il sopravvento e quella recessiva viene dimenticata, scompare come un amico immaginario che ci ha tenuto compagnia solo nell’infanzia. Il sopravvivere delle due anime dopo la pubertà è illegale e
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visto dalla società come un’aberrazione da correggere.

Ma in Addie, nonostante i suoi sedici anni, è ancora presente Eva, la sua se­conda anima. Rannicchiata nella mente di Addie, Eva interagisce con l’altra par­te di sé: come due vere sorelle si amano, si proteggono, ma possono diventare anche gelose l’una dell’altra.
Nonostante tutti i tentativi per difende­re e nascondere l’esistenza della debole Eva, il segreto di Addie viene scoperto. 

Cosa penso:
Addie scoppiò a piangere. Ma non aveva sufficiente controllo del nostro corpo per produrre vere lacrime. Il suo pianto era silenzioso e invisibile. A tutti meno che a me.Come il mio lo era stato a tutti tranne che a lei nei giorni, nelle settimane, nei mesi seguiti alla nostra prima stabilizzazione. Dopo che ero stata messa in un angolo e intrappolata nel mio stesso corpo, la mia pelle era diventata una camicia di forza, le mie ossa le sbarre di una prigione.
Cosa provereste se il vostro corpo non fosse per voi nient’altro che una prigione, nient’altro che una tomba, nient’altro che una trappola dove non potrete essere né voi stessi né dire la vostra, dove potrete versare solo lacrime silenziose e fantasma, celate al resto del mondo, dove non avrete nessun comando sul vostro corpo ma essere come burattini guidati dal burattinaio che ha il comando sulla vostra intera persona?

In questo nuovo mondo, in un futuro prossimo, gli esseri umani nascono con due diverse personalità, due anime, anime gemelle.
Ma prima dei dieci anni di età, l’anima dominante prende il sopravvento su quella recessiva comportante la progressiva e inesorabile scomparsa.
STABILIZZAZIONE, viene definita dal Governo… una stabilizzazione verso una vita normale e sana.
Ma esistono anche persone che non si sono mai stabilizzate, che hanno ancora due anime a contendersi il loro corpo, la loro mente, le loro azioni.
Loro sono IBRIDI, individui malati che il Governo ha il dovere di curare in quanto visti come pericolosi per la società e per loro stessi.

Addie, nonostante le varie cure e i vari test, non si è mai stabilizzata del tutto.
Con lei c’è ancora Eva, l’anima recessiva, l’anima gemella, una vera sorella, con cui interagisce, con cui si confida, una presenza che le da conforto e amore.
Ma Eva non è una semplice presenza; Eva è viva; Eva prova dei sentimenti diversi da quelli di Addie; Eva ama a modo suo; Eva ha una personalità tutta sua… Eva è intrappola nel suo stesso corpo, dove “la sua pelle è diventata una camicia di forza, le sue ossa le sbarre di una prigione”.
Può solo assistere a tutto ciò che la circonda senza mai interagire con il mondo esterno, non più padrona del suo corpo ma intrappolata in esso, perché è Addie ad essere padrona delle loro azioni, è Addie che muove i loro arti, è Addie ad essere la burattinaia del loro corpo.
Eva, è solo la coscienza silenziosa di Addie, un segreto da custodire in eterno, perché se scoperto potrà portare a conseguenze pericolose.
E sarà proprio la prospettiva, la promessa, di far venire nuovamente in superficie Eva, a portare alla loro cattura e alla successiva reclusione in un istituto dove vengono curati i soggetti “malati” come Addie.

Ho impiegato qualche giorno in più a leggerlo, perché a tratti sentivo la necessità di sospendere la lettura.
Anche se il libro mi chiedeva un ritmo veloce, ci sono stati dei momenti in cui non riuscivo ad andare avanti.
Soprattutto nella prima e nella seconda parte del libro, dove alternavo la rabbia alla tristezza, un continuo e altalenante subbuglio di sensazioni e sentimenti.
Nella prima parte del libro abbiamo davanti una Eva - sì perché è lei la voce narrate - ormai rassegnata al ruolo che le è stato dato, ho imposto, cioè essere in un certo qual modo la coscienza di Addie, il suo conforto, definita da lei stessa come “un fantasma nel suo stesso corpo”.
Ma nonostante questa sua accettazione, riesce emergere anche la profonda tristezza di Eva, il non poter sentire più la sensazione di una carezza, di un abbraccio paterno, il sapore del cibo, la potenza della libertà di poter essere padrona del proprio corpo, ma convivere con un eco dei suoi ricordi, ricordi di un’infanzia felice e serena a condividere il corpo con Addie a condividere con lei l’affetto dei loro genitori, quando ancora Eva era tangibile e reale per tutti, quando ancora veniva chiamata per nome, un nome che ormai da tre anni non viene più pronunciato ad alta voce, ma solo da Addie, nel segreto della loro mente.
Nella seconda parte, anche se ritroviamo Addie/Eva recluse alla Nornand, l’istituto di cura per Ibridi, comincia a emergere una sorta di speranza in Eva – la speranza di non essere più una prigioniera nel proprio corpo ma la burattinaia che ne dirige i fili – speranza che viene trasmessa anche al lettore.
In questa seconda parte emerge anche la rabbia: rabbia per come vengono trattati gli Ibridi, rabbia per tutti gli esperimenti che vengono condotti su di loro, per estirpare da loro il male che si annida come un’ombra nella loro mente… la seconda anima è vista appunto come un’ombra, nient’alto che un’ombra… un’ombra non ha sentimenti, un’ombra non ha emozioni, un’ombra non è neanche vita.
Gli Ibridi non sono altro che cavie da laboratorio, su cui fare esperimenti, su cui testare nuovi vaccini… nient’altro.
E la promessa di essere reintegrati nella società sani, senza più quell’oscura presenza è solo una vana promessa, solo propaganda per far accettare dall’opinione pubblica luoghi come la Nornand, dove viene promessa una cura, ma dove in realtà vengono effettuate le più atroci torture.
E infine l’ultima parte dove la libertà – in tutti i sensi – diventa qualcosa di tangibile che ha anche un suo profumo: il profumo dell’oceano che porta con sé il profumo della speranza.

È stata una lettura intensa, che ha saputo darmi forte emozioni.
Con una scrittura impeccabile, la giovanissima autrice, ha affrontato temi importanti – "di etica, di identità", di personalità - protratti in un futuro prossimo, ma attuali nel nostro presente.
Ha fotografato la nostra società odierna – che ci vuole tutti burattini con un solo burattinaio che dirige i fili… chiamatelo mass media, chiamatelo televisione, chiamatela opinione pubblica… insomma, di esempi del grande burattinaio ce ne sono a bizzeffe -, trasportandola in una realtà distopica, dove il solo pensare di essere diverso e soprattutto il solo pensare di essere felici a essere diversi, è visto come una macchia… un’ombra da cancellare.

CONSIGLIATO!!!



L'ho letto il... 22 Marzo 2013
GIUDIZIO:

domenica 24 marzo 2013

RECENSIONE: "L'ISOLA DELL'AMORE PROIBITO"

"L'isola dell'amore proibito" di Tracey Garvis Graves:

L’acqua cristallina lambisce dolcemente i suoi piedi nudi. Anna apre gli occhi all’improvviso e davanti le si apre la distesa sconfinata di un mare dalle mille sfumature, dal turchese allo smeraldo più intenso. Intorno, una spiaggia di un bianco accecante, ombreggiata da palme frondose. Le dita della ragazza stringono ancora spasmodicamente la mano di T.J., disteso accanto a lei, esausto dopo averla trascinata fino alla riva. Anna non ricorda niente di quello che è successo, solo il viaggio in aereo, la superficie blu che si avvicina troppo velocemente e gli occhi impauriti di T.J., il ragazzo di sedici anni a cui dovrebbe dare ripetizioni per tutta l’estate. Un lavoro inaspettato, ma chi rifiuterebbe una vacanza
COVER ORIGINALE
retribuita alle Maldive? E poi Anna, insegnante trentenne, è partita per un disperato bisogno di fuga da una relazione che non sembra andare da nessuna parte. Ma adesso la loro vita passata non è più importante. Anna e T.J. sono naufraghi e l’isola è deserta. La priorità è quella di sopravvivere fino ai soccorsi. I giorni diventano settimane, poi mesi e infine anni. L’isola sembra un paradiso, eppure è anche piena di pericoli. I due devono imparare a lottare insieme per la vita. Ma per Anna la sfida più grande è quella di vivere accanto a un ragazzo che sta diventando un uomo. Perché quella che all’inizio era solo un’innocente amicizia, attimo dopo attimo si trasforma in un’attrazione che li lega sempre più indissolubilmente. 

Cosa penso:
Questo romanzo l'ho voluto sin dal primo momento che ne feci la presentazione sul mio blog.
La trama mi ha incuriosito a tal punto che ho deciso che doveva essere mio... e così è stato…
Be’ come poteva essere altrimenti se no?
Mai investimento è stato più proficuo di questo.
L’ho letto in un solo giorno e me ne sono subito innamorata.

Sullo sfondo quest’isola delle Maldive, indomata e selvaggia circondata dall’acqua cristallina dell’oceano e poi loro, Anna e T.J., due persone che non hanno niente in comune se non il fatto di essere stati testimoni diretti di un ammaraggio di fortuna.
“Anna e T.J. sono naufraghi in un’isola deserta”.
Partita alla volta delle Maldive per dare ripetizioni a T.J., un ragazzo di sedici anni che ha combattuto la battaglia contro in cancro vincendola, Anna vede anche l’occasione per scappare da una relazione che non porta da nessuna parte: lei, una donna alla soglia dei trent’anni, vorrebbe sposarsi e avere un figlio al più presto. Un viaggio di tre mesi dall’altra parte del mondo sarebbe l’occasione ideale per pensare di che farne della propria vita.
Ma il destino di Anna e T.J. prende una svolta totalmente inaspettata.
Una volta approdati sull’isola deserta, entrambi devono imparare a sopravvivere agli imprevisti che essa riserva, ad un clima instabile e ai rischi della disidratazione e della malnutrizione, tanto quanto basta a tirare avanti fino all’arrivo dei soccorsi che nell’immaginario di Anna e T.J. non tarderanno ad arrivare…
Passeranno tre anni su quell’isolotto, e Anna e T.J. collaboreranno per tenersi in vita a vicenda, per costruirsi un tetto sulla testa, per procacciarsi cibo e acqua.
E in questi tre anni, in cui sono creduti morti dal resto del mondo, Anna vedrà di T.J. trasformarsi da ragazzo ad uomo e sarà testimone anche della metamorfosi dei suoi sentimenti verso questo ragazzo a cui deve la propria vita. T.J., dal canto suo si innamorerà di Anna e presto i sentimenti che i due provano diventeranno sempre più profondi da non poter essere più ignorati.

“L’isola dell’amore proibito” è un romanzo a “due voci”. Scritto in prima persona, ogni capitolo si alterna tra il punto di vista di Anna e quello di T.J..
Sapete benissimo quanto io adori i romanzi scritti in prima persona, secondo me coinvolgono appieno il lettore rendendolo partecipe in prima persona dei fatti.
E poi, che il libro ti dia contemporaneamente due punti di vista è qualcosa di veramente “figo”.
L’autrice è stata bravissima in questo: ha avuto la capacità di far “diventare” il lettore ora Anna ora T.J. senza creare in lui confusione, in un modo così semplice da non dare per nulla fastidio.

Il libro si potrebbe benissimo suddividere in due parti:
- L’isola: si riesce quasi a respirare l’aria pura che si respira su quest’isola, a percepire i rumori della natura – le onde che si infrangono sulla spiaggia, gli animali, la pioggia. Dopo il primo impatto emotivo dei due protagonisti – realizzare di essere ancora vivi, la paura di morire disidratati, la paura di non essere mai ritrovati, di non poter vivere a lungo in un posto così impervio – arriva la stabilizzazione fino quasi a provare un senso di pace e di serenità che solo la natura dove l’uomo non ha messo mai piede sa darti.
- Il ritorno: anche l’impatto con il mondo “reale” viene avvertito in modo tangibile.
Nel momento in cui verranno salvati, Anna e T.J. dovranno iniziare a fare i conti con la realtà.
Una realtà che scombussola primo fra tutti i lori sensi: dalla purezza dell’aria dell’isola a quella inquinata dei centri abitati.
Una realtà che ha subìto dei cambiamenti in quei tre anni in cui sono stati isolati dal mondo.
Ritornare in una realtà dove tutti i loro cari li credevano morti.
E poi dovranno fare i conti con le conseguenze della loro scelta, spiegare a tutti che tredici anni di differenza di età sono solo numeri senza importanza, di fronte al sentimento profondo che li lega.
Ecco, chi legge riesce a percepire “a pelle” questi due scenari diversi… tutto merito dell’autrice.
Quindi narrazione impeccabile.
E poi i personaggi.
Mi ha colpito maggiormente T.J..
Se pur di tredici anni più piccolo di Anna, T.J. dimostra una grande maturità che assottiglia questa differenza di età.
Maturità che è avvenuta a seguito di una malattia che sembrava non desse scampo - il cancro - continuata con la battaglia estenuante e la forza di volontà per poterne venire fuori, e poi proseguita con il naufragio sull’isola e combattere ogni giorno per poter sopravvivere.
E sarà sempre T.J. che spesso si ritroverà a incoraggiare Anna, a spronarla a non arrendersi, ad assicurarla che non moriranno lì.
E poi tanti altri piccoli grandi gesti di T.J. che proseguiranno anche quando rientreranno a casa, mi hanno fatto apprezzare maggiormente questo personaggio.
Non che Anna non abbia dimostrato carattere. Però in una donna di trent’anni è normale tentare di rincuorare un ragazzino di sedici anni, di rassicurarlo che i soccorsi arriveranno presto.
Ma quei tre anni forgeranno l’uomo che poi T.J. diventerà… un uomo in tutto e per tutto.

Ripeto, ho adorato questo romanzo.
Ho divorato le pagine senza potermi mai saziare se non quando mi sono ritrovata all’ultima pagina.
Questa è una lettura che consiglio ad occhi chiusi.
“L’isola dell’amore proibito” è un romanzo che ti mette di buon umore. Un romanzo da leggere con il buono e il cattivo tempo. Quando sei giù di morale o in momenti di pura felicità.
Insomma, “L’isola dell’amore proibito” è un romanzo da leggere sempre.

CONSIGLIATO!!!

L'ho letto il... 14 Gennaio 2013
GIUDIZIO:

lunedì 11 marzo 2013

RECENSIONE: "UNO SPLENDIDO DISASTRO"

"Uno splendido disastro" di Jamie McGuire:

Camicetta immacolata e coda di cavallo. Abby Abernathy sembra la classica ragazza timida e studiosa. Ma in realtà è una ragazza in fuga. In fuga dal suo passato, dalla sua famiglia, da un padre in cui ha smesso di credere. E ora che è arrivata alla Eastern University per il primo anno di università, ha tutta l’intenzione di dimenticare la sua vecchia vita e ricominciare da capo.
Travis Maddox di notte guida troppo veloce sulla sua moto, ha una compagna diversa per ogni festa e attacca briga con molta facilità. Dietro di sé ha una scia di adoratrici disposte a tutto per un suo bacio.
COVER ORIGINALE
C’è una definizione per quelli come lui: Travis è il ragazzo sbagliato.
Abby lo capisce subito appena i suoi occhi incontrano quelli profondi di lui e sente uno strano nodo allo stomaco: Travis rappresenta tutto ciò da cui ha solennemente giurato di stare lontana. Ma lei no, non ci cadrà come tutte, lei sa quello che deve fare, quel ragazzo porta solo guai. Ma quando, a causa di una scommessa fatta per gioco, i due si ritrovano a dover condividere lo stesso tetto per trenta giorni, Travis dimostra un’inaspettata mistura di dolcezza e passionalità. Solo lui è in grado di leggere fino in fondo all’anima tormentata di Abby e capire cosa si nasconde dietro i suoi silenzi. Solo lui è in grado di dare una casa al cuore sempre in fuga della ragazza. Ma Abby ha troppa paura di affidargli la chiave per il suo ultimo e più profondo segreto…

Uno splendido disastro è un caso editoriale unico, un fenomeno mondiale. La rete è invasa di commenti, schiere di lettori reclamano un secondo capitolo, dilagano forum dedicati ai due romantici protagonisti. Venduto a una delle più importanti case editrici americane dopo un’asta agguerrita ha scalato la classifica del «New York Times» rimanendo per settimane ai primi posti. La Warner Bros ne ha acquisito i diritti cinematografici. Sentimenti inconfessabili, lotte interiori, passione proibita fanno di Uno splendido disastro un romanzo di cui è difficile non diventare dipendenti. 

Cosa penso:
È dall’inizio di quest’anno che sento parlare di questo libro: del fatto che abbia sconvolto l’America, del fatto che è diventato un caso editoriale in poco tempo, del fatto che le varie case editrici abbiano fatto quasi a pugni per potersene accaparrare i diritti di pubblicazione, del fatto che alcune blogger nostrane con la benedetta capacità di leggere in lingua si siano totalmente innamorate di questo romanzo tanto da spingere le nostre case editrici a pubblicarlo qui da noi e del fatto che in Italia sia stata intrapresa una lotta all’ultimo sangue simile a quella avvenuta nel resto del mondo sempre per potersi accaparrare i diritti di pubblicazione.
È uscito il 28 Febbraio e dopo tanti discorsi, pubblicità e obnubilamento totale della rete, potevo mai io lasciarmelo scappare?
Appunto!!!
Quindi parliamo un po’ di quanto “Uno splendido disastro” abbia sconvolto me!!!
E già, proprio così.
In attesa della copia cartacea che non è mai arrivata - e penso che non arriverà mai, persa, si presume, nei meandri di qualche anfratto italiano situato tra il nord Italia e la mia bella Sicilia a causa del mal tempo – la casa editrice, che sia benedetta, mi ha proposto nell’attesa che il libro trovasse la via di casa – cioè la mia – se mi andasse di leggere il pdf…
Insomma, questa è stata “un’offerta che non potrevo mai rifiutarre” e… non l’avessi mai fatto!!!
Bang!!!
Sono stata totalmente travolta da un treno ad alta velocità che portava scritto sulla sua fiancata il nome “Uno splendido disastro”.
Ragazzi e chi mi fermava più.
Nonostante fosse in eBook, in sole poche ore mi sono ritrovata a metà libro, totalmente coinvolta nella lettura, travolta dal flusso di emozioni che la storia mi trasmetteva, a leggere delle avventure, disavventure, scontri e incontri dei due protagonisti, Abby/Pigeon Abernathy e Travis Maddox.
E poi ecco che accade l’impensabile, l’incubo di ogni incallito lettore che dolente o volente si ritrova a leggere gli eBook tramite tablet o altre diavolerie simili…
Ecco che nel più bello della lettura, il mio tablet inizia a lampeggiare, compare la scritta chiusura tablet in corso, chiusura tablet in corso…
Noooo!!! Non ti scaricare proprio ora, ti prego resisti altri cinque minuti, per favore resisti, le sta dicendo che la ama… no, non ti spegnere… no, aspetta… PORCA PUTTANA %$££$&%$###@@@@!!!
E già, il tablet mi si è scaricato proprio nel momento clou della lettura, e poco importava se erano passate da poco le due di notte, avrei ancora letto fino alle tre, le quattro, insomma avrei fatto anche l’alba, ma il mio tablet ha deciso per me, dicendomi che lui era esaurito, aveva sonno e poco gli importava a quale punto della lettura fossi arrivata.
Ma il giorno dopo mi sono rifatta.
Dopo una bella ricaricata al mio tablet, ho letto le ultime cento pagine ininterrottamente – eccetto le pause pipì – e così mi sono ritrovata ricca di una nuova storia, di nuovi amici che con le loro avventure mi hanno regalato delle ore di puro piacere.

La McGuire è fenomenale!!!
Sin dall’inizio è riuscita a farmi entrare in sintonia con la trama e con suoi personaggi tanto da crearmi una sorta di dipendenza dalla storia che non volevo più staccarmene.
Lo stile narrativo, l’ambientazione, i personaggi… tutto, mi ha ammaliata, incantata, totalmente travolta fino a tal punto che una volta terminata la lettura, ho avvertito la mancanza, la nostalgia dei personaggi che la McGuire ha creato, dei luoghi in cui ha ambientato la sua storia e altro non potevo fare se non rileggere tutto d’accapo e poco importava se avevo parecchie letture arretrate, dovevo rileggerlo, era il libro che me lo chiedeva e io non ho potuto rifiutami, e così, per scongiurare un’ulteriore fine del libro veloce come la prima volta, ho riletto “Uno splendido disastro” con calma, ho centellinato la lettura, l’ho rallentata, me la sono goduta, ma anche questa volta è finita troppo in fretta.

“Uno splendido disastro” è un libro che crea dipendenza, che travolge, che ammalia, che diverte e che commuove… ma che una volta finito fa sentire la mancanza di sé, della sua storia e soprattutto dei suoi personaggi sentiti come dei nuovi amici che contro la propria volontà si è costretti a lasciare andare via nel momento in cui si chiude definitivamente il libro…

… CONSIGLIATO!!!
[…]“Sai perché ti voglio? Non sapevo di essere perso finché non mi hai trovato. Non sapevo quanto ero solo fino alla prima notte che ho dormito senza di te. Tu sei l’unica cosa giusta che ho fatto. Sei la persona che aspettavo, Pigeon.”
[…]
Non si trattava solo di me o solo di lui: a formare qualcosa di speciale eravamo noi due assieme.
Pag. 204

L'ho letto il... 1 Marzo 2013
GIUDIZIO:


lunedì 18 febbraio 2013

RECENSIONE: "ALICE IN ZOMBIELAND"

"Alice in Zombieland" di Gena Showalter:

Non avrò pace finche non avrò rispedito nella tomba tutti i morti che camminano per sempre. 
Se mi avessero detto che la mia vita sarebbe cambiata in un momento, sarei scoppiata a ridere. Ma è quello che è accaduto.
COVER ORIGINALE
Il tempo di un respiro e tutto ciò che amavo è sparito. Mi chiamo Alice Bell e la notte del mio sedicesimo compleanno ho perso la madre che adoravo, la mia sorellina e il padre che non ho mai capito. Quella notte ho scoperto che lui aveva ragione: gli zombie esistono. E mi hanno portato via tutto. Ora non mi resta che la vendetta... 
Per vendicarsi. Alice dovrà imparare a combattere contro i non-morti e fidarsi dell'inaffidabile Cole Holland. Ma lui nasconde dei segreti. Che potrebbero rivelarsi persino più pericolosi degli zombie.

Cosa penso:
La primavera scorsa, spulciando un po’ in giro sulla rete, mi imbattei in una strepitosa notizia di oltre oceano.
La notizia in questione girava attorno ad un nome noto nel panorama Fantasy, Urban Fantasy e soprattutto Paranormal Romance, noto anche qui in Italia soprattutto dagli amanti del genere – io fra essi.
Ecco cosa scrissi nel post che creai non appena appresi la notizia…
[…] Voi sapete quanto a volte io sia curiosa e dove questa mia curiosità mi porta…
Voi sapete quanto spesso io mi dia allo “sciacallaggio” virtuale e dove questo mi porta a scoprire nuovi “orizzonti”…
Bene!!! Sostituite la parola orizzonti con libri e così capirete a cosa io mi riferisca.
Lo sciacallaggio di oggi mi ha condotto fino ad un “AVVISTAMENTO” di oltre oceano.
Quello che mi ha incuriosito a primo acchito è stata la frase del titolo di un post:
Cover Reveal: "Alice in Zombieland (White Rabbit Chronicles, #1)"…
In un secondo momento sono rimasta totalmente fleshata dalla cover e infine, quasi come se fosse passato in secondo piano, il nome dell’autrice del libro in questione:
...by Gena Showalter.
Bé, a questo punto non potevo non condividere con voi la mia “accidentale” scoperta… o no?
[…]

E da allora sperai, pregai, scongiurai affinché questa serie fosse tradotta anche qui da noi e affinché venisse mantenuta invariata anche la cover.
Qualcuno mi ha ascoltato, perché all’inizio dell’anno “Alice in Zombieland” è approdata anche in Italia con la sua splendida cover e con il titolo invariato, ma…
Già, c’è un MA: la scelta editoriale dell’Harlequin Mondadori, casa editrice che ha reso possibile la pubblicazione in Italia di questa serie, è stata quella di pubblicare il libro della Showalter solo in esclusiva eBook.
E da qui le petizioni, le suppliche e quant’altro si sono levate a gran voce affinché la casa editrice pubblicasse “Alice in Zombieland” anche in versione cartacea.
Sinceramente? Be’, questa è stata una scelta che non ho capito e tanto meno accettato di buon grado.
Così avevo perso le speranze di poter leggere questo libro, finché un giorno il suono del mio citofono divenne musica per le mie orecchie e non il solito suono stridulo e odioso: alla porta c’era un corriere, con un pacco che conteneva una copia brossurata di “Alice in Zombieland”, una copia brossurata tutta per me… solo per me… capite????
La casa editrice – che ancora ringrazio, ringrazio e ringrazio – mi aveva spedito una copia in omaggio del libro… un libro che è uscito solo in eBook.
Immaginatevi la mia reazione: saltavo per tutta la casa, ridevo come una pazza, urlavo di felicità… tutto questo sotto lo sguardo scioccato dei miei genitori e della mia gatta che non sapevano se fare finta che io non esistessi, stendermi con un colpo in testa o chiamare qualcuno che mi mettesse la camicia di forza.
Sfido chiunque a non avere una reazione simile quando l’impossibile diventa possibile.

Bene, dopo questa logorroica premessa andiamo al libro…
Gena Showalter è un nome su cui fare sempre affidamento.
Di quest’autrice, fin’ora, avevo letto solo libri Adult Paranormal Romance e mai mi sarei immaginata che l’avrei apprezzata anche sul filone Y.A.
Ma come ho detto, sulla Showalter bisogna sempre contare perché non ci deluderà mai.
E infatti…
“Alice in Zombieland” è la storia di Alice Bell una ragazza di sedici anni che in una sola notte vede morire, e non solo, i suoi genitori e la sorellina in un tragico incidente d’auto che per poco non le costerà la vita anche a lei.
Da allora Alice capirà che le fantasie nevrotiche del padre, l’ossessione di combattere il male, di tenere la propria famiglia rilegata a casa dopo il tramonto, di non passare di notte vicino ad un cimitero non erano i vaneggiamenti di un pazzo, ma erano paure fondate: il male è attorno a noi e ha l’aspetto di cadaveri ambulanti - “… zombie, che escono dalle loro tombe e che bramano ciò che hanno perduto… la vita” -, che in pochi possono vedere e combattere.
Alice, come suo padre, è una di essi e non si darà pace finché non vendicherà la morte dei genitori…
Adesso la caccia è aperta…
“Il mio nome è Alice Bell e la notte del mio sedicesimo compleanno ho perso la madre che amavo, la sorellina che adoravo e il padre che non ho capito finché non è stato troppo tardi. Fino a quell’istante, quando il mio mondo è crollato e un nuovo mondo ha preso forma intorno a me.
Mio padre aveva ragione. I mostri camminano in mezzo a noi.”

Ho adorato, amato e temuto questo libro sin dalla prima frasi che ho letto.
Sin dall’inizio ho avvertito un senso di terrore che mi ha accompagnata fino alla fine del romanzo.
Sin dall’inizio ho iniziato ad apprezzare lo stile narrativo adottato da Gena: la prima persona innanzitutto e poi quest’atmosfera cupa che ha creato, che non guasta, ma che anzi da al libro una sua personalità, una particolarità tutta sua che catapulta il lettore nel fulcro della storia, trasformandolo da un semplice “spettatore” a parte attiva degli eventi, a vivere come se fossero proprie le emozioni e i sentimenti di Alice e a combattere con lei le sue battaglie: che siano contro gli zombie o quelle del proprio cuore.
E anche la trama, che se pur in certi momenti rientra nei soliti cliché – la presenza di un liceo e di tutto quello che questo elemento comporta – ha una sua originalità che contribuisce a rendere la storia ancora più gradevole di quanto mi fossi potuta immaginare.
Insomma, avevo alte aspettative su questo romanzo che sono state ampiamente superate.
Certamente “Alice in Zombieland” entrerà di diritto nella mia lista delle letture consigliate.
Nel momento in cui ho capito che si trattava di una storia davvero incredibile – cioè sin dall’inizio – ho tentato di rallentare con la lettura, di centellinare le pagine, di non lasciarmi coinvolgere appieno dalla storia, in modo che la magia delle parole e della trama durasse solo un po’ di più, ma è stato impossibile e presto, troppo presto, mi sono ritrovata a leggere anche l’ultima pagina.
Anche se è un Y.A., e leggendo il libro si sente l’appartenenza a questo genere, penso che ai più questo libro possa piacere – a me è strapiaciuto e ormai da parecchio tempo appartengo alla categoria degli Adult – e penso che piacerà soprattutto a chi ha apprezzato e apprezza tutt’ora Gena Showalter… un’autrice con la A maiuscola…

CONSIGLIATO!!!

L'ho letto il... 25 Gennaio 2013
GIUDIZIO:

mercoledì 6 febbraio 2013

RECENSIONE IN ANTEPRIMA: "ASCEND. IL REGNO RITROVATO"

"Ascend. Il regno ritrovato" di Amanda Hocking:

TUTTO È BENE QUEL CHE FINISCE BENE"... almeno per me :-)

Se in Switched. Il segreto del regno perduto Wendy scopriva la sua vera natura e in Torn. Ritorno al regno perduto si trovava a dover scegliere tra istinto e ragione, ora la nostra eroina si trova ad avere l'intero destino di un mondo tra le mani.
COVER ORIGINALE
Siamo alla resa dei conti finale e Wendy Everly si trova di fronte a una scelta impossibile. Ormai è una donna pienamente consapevole dei suoi poteri, ma l’unico modo per salvare i Trylle dal loro nemico mortale è sacrificare se stessa. Se non si arrenderà ai Vittra, il suo popolo dovrà affrontare una brutale guerra, ma come può Wendy abbandonare tutti i suoi amici, anche se questo fosse l’unico modo di salvarli?
La principessa deve anche decidere chi amare, se Finn o Loki, a entrambi i quali è profondamente legata. Uno di loro due è la sua anima gemella e l’ha capito solo nel momento del più grave pericolo.
Il destino di un intero mondo è nelle mani della ragazza, che seguendo il suo cuore arriverà dove nessuno era mai riuscito, là dove i due popoli conosceranno per la prima volta la pace. 

Cosa penso:
E così si conclude questa strana trilogia fantasy, che parla di Troll o “Trylle”, come amano definirsi loro, iniziata circa un anno fa con “Switched. Il segreto del regno perduto”, e che si concluderà proprio domani con l’uscita in libreria di “Ascend. Il regno ritrovato”.
Sappiamo ormai tutti come questa trilogia è approdata nelle librerie americane prima e in quelle del resto del mondo – comprese le nostre – dopo: attraverso un’autopubblicazione del primo libro, “Switched”, che poi attraverso il passaparola è diventato un caso mediatico vero e proprio, tanto da essere stato conteso dalle principali case editrici americane.
Bene, sapete benissimo che proprio “Switched. Il segreto del regno perduto” non mi aveva entusiasmato poi così tanto, tanto da chiedermi il perché di questo successo… ebbene la risposta l’ho avuta dopo aver letto “Torn. Ritorno al regno perduto”, secondo libro della trilogia, dove lo stile narrativo, la trama e, cosa più importante, la psicologia dei personaggi, li avevo trovati totalmente diversi e cambiati rispetto al primo libro, tanto da chiedermi se Torn fosse stato scritto dalla stessa autrice.
Come ho scritto recensendo Torn:
[…] in certi momenti Torn dava la GRADITA impressione di essere stato scritto da tutt’altra persona.
Cos’è? Una specie di maturità artistica della Hocking? Una strana forma di “blanda possessione” da parte di un’entità sovrannaturale che le ha inferto una sana dose di creatività? […]

Infatti, ho assistito ad un’evoluzione di stile, che mi ha stupito parecchio… stupito in positivo, e l’introduzione di nuovi personaggi e di nuove relazioni mi lasciavano ben sperare per un finale di serie alternativo e del tutto diverso a quello che si pensava dovesse essere, leggendo solo il primo libro.
Se mi seguite da un bel po’ sapete che io sono per i finali e le scelte impossibili… ebbene anche il finale di serie di questo libro ha confermato le mie aspettative.
È vero, sapevo già come sarebbe andata a finire prima ancora di iniziare a leggere Ascend, visto che mi sono spolierata fino alla nausea, ma sapere non mi ha precluso il piacere di leggerlo da me e anche il piacere della scoperta.
Ebbene, Ascend riconferma tutti i punti di forza che ho riscontrato in Torn - personaggi più maturi, più azione, scene più forti, “scene hot”, personaggi che hanno avuto il ben servito… *colpo di tosse* Finn, e un finale davvero, davvero inaspettato - e anche i suoi punti deboli – certi dialoghi che rasentavano la banalità e alcuni personaggi che, nonostante l’età e il proprio vissuto personale, spesso e volentieri risultavano al quanto puerili… *colpo di tosse* Finn.
Sì, lo so, lo so... è vero, Finn mi è stato sulle scatole sin dal primo libro, che ci posso fare l’ho preso in antipatia e quando si parla di lui non sono molto obiettiva… ma pazienza, mia la recensione, mia la sentenza di personaggio più antipatico della storia dei fantasy.

Riconfermo anche il giudizio che ho dato a Torn, quattro stelle più, perché sì, anche Ascend mi è piaciuto.
Che altro dire…
Questa serie non è perfetta, ha avuto i suoi alti e bassi, ma alla fine merita di essere letta, anzi di essere scoperta: è come le scatole cinesi, più spacchetti e più ti avvicini al tesoro che esse contengono… ebbene la serie Trylle è un “tesoro” che si fa scoprire piano piano, che rivela i suoi punti di forza col tempo, senza nessuna premura, dando il tempo a chi la legge di assimilarla, di conoscerla meglio e poi fare di lei il proprio tesoro.

CONSIGLIATA!!!

L'ho letto il... 24 Gennaio 2013
GIUDIZIO:   +

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